Ci sono coppie, ci sono storie di infertilità, per le quali il momento del lieto fine non arriva.
A un certo punto, quelle coppie comprendono che è arrivato il momento di fermarsi. Alcune perché non hanno altra scelta, altre perché decidono consapevolmente che non possono o non vogliono continuare. È un passaggio doloroso, forse uno dei più difficili: lasciare andare il sogno di un figlio e provare, lentamente, a immaginare una vita diversa.
E alcune di queste donne scelgono di condividere con me anche quel momento.
Ancora una volta mi sento profondamente onorata della loro fiducia, anche se porto dentro il dolore di non essere riuscita ad accompagnarle fino al bambino tanto desiderato. Come medico so di aver fatto tutto ciò che era possibile; come donna, però, non posso evitare di sentirmi anch’io profondamente provata.
Francesca mi dice:
«Ci abitueremo a un’esistenza senza figli, dottoressa. Passeremo la vita a viaggiare per il mondo.»
E penso che sia davvero un modo meraviglioso di continuare a vivere: riempiendo il tempo di luoghi nuovi, di partenze, di meraviglia e di orizzonti ancora da scoprire.
Michela, invece, prima dell’ultimo tentativo mi racconta di avere già pronto il suo piano B: aprire un agriturismo.
Dopo l’ultima procedura e l’ennesimo test di gravidanza negativo, non la sento più. Ma ancora oggi mi piace immaginarla nella sua nuova vita, circondata dalla natura, impegnata in un progetto capace di darle altre soddisfazioni, altre forme di pienezza e nuovi motivi per svegliarsi felice al mattino.
E infine c’è Lucia.
Lucia mi commuove e mi accarezza il cuore.
Non può più permettersi un altro percorso di fecondazione assistita, né economicamente né per la sua età. Eppure, nel momento in cui avrebbe avuto ogni diritto di sentirsi arrabbiata, sconfitta o tradita dalla vita, mi ringrazia.
Mi ringrazia per averle permesso, ogni volta, di sentirsi mamma per quindici giorni.
Mamma di un piccolo embrione.
Le sue parole racchiudono tutta la tenerezza e tutta la crudeltà di questo percorso. Perché una gravidanza che non continua non è soltanto un tentativo fallito, un valore negativo o una procedura che non ha funzionato. Per quella donna, in quei giorni, è esistita una possibilità. È esistito un legame. È esistito un figlio immaginato, atteso e già profondamente amato.
Non tutte le storie di infertilità terminano con la nascita di un bambino.
Alcune terminano con un viaggio, con un agriturismo, con una vita diversa da quella sognata, ma non per questo priva di bellezza.
Altre rimangono sospese nel ricordo di quei quindici giorni in cui una donna si è sentita madre.
Forse non esiste un vero modo di arrendersi a un desiderio così grande. Esiste, piuttosto, il coraggio di accettare che la vita possa prendere un’altra direzione e la forza di provare, nonostante tutto, a renderla ancora piena, degna e meravigliosa.
